
I DIPINTIa Palazzo
I Dipinti
Seleziona il secolo per acceder alla relativa quadreria.
La quadreria del XVII sec. [2/3]
![]() |
Ritratto di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia Sebastiano Bombelli Seconda metà del secolo XVII (post 1678) Olio su tela Cm 56x43 Inv. 1350 Posizione: III. Sala dei Ritratti |
Il dipinto nasce ovale.
![]() |
Ritratto di gentiluomo a figura intera Luigi Miradori detto il Genovesino (Genova 1600/10-Cremona 1655/57) C. 1651 Olio su tela Cm 215x138 Inv. 1080 Posizione: IX. Sala di Pallade |
Alla celebrata attività ritrattistica del Miradori vorrei aggiungere un dipinto di grande suggestione e notevole cifra qualitativa, questo "Ritratto di ignoto". L'immagine manzoniana del gentiluomo, in tenuta spagnolesca di sfarzosa quanto raffinata eleganza, sembra far parte di quei "ritratti di alcuni principali ministri, di dame e cavalieri della patria in varie bizzarre cappricciose Invcnzioni", ricordati da Gianbattista Biffi nel suo manoscritto dedicato agli artisti cremonesi. Nell'espressione del volto terreo, tra l'annoiato ed il melanconico, traspare una notevole penetrazione psicologica; il suo incredibile pallore contrasta nettamente con il rilucere sgargiante degli abiti, con i bagliori dorati dei ricami, con i vivacissimi nastri alla cintura ed al ginocchio, e la macchia di piume vermiglie del cappellaccio. Nella fermezza dello sguardo sembra insinuarsi sottile l'inquietudine, in accordo con lo scenario preromantico in cui è inserito il gentiluomo: la posa è ancora quella "di parata" del "Gian Giacomo Teodoro Trivulzio" già Kleinberger, con molte affinità anche con il "Ritratto di ragazzo" già Cook, ma il dignitario in questo caso si appoggia pensoso ad un rudere intricato d'edera, mentre fra le scanalature di un fusto di colonna si muove veloce un ramarro. Dei due esemplari appena ricordati, il nostro personaggio non mostra né baldanza né la spregiudicatezza che, per quanto riguarda il "Ragazzo" già Cook sembra sfiorare i limiti di tenera insolenza. Se volessimo invece stabilire una sorta di divaricazione nel repertorio ritrattistico del Miradori, potremmo accostare il "Gentiluomo" di Palazzo d'Arco al "Sigismondo Ponzone giovinetto" della pinacoteca di Cremona o al "Monaco olivetano della famiglia Pueroni" della Hispanic Society di New York, in cui l'artista tocca tasti più intimamente elegiaci e introspettivi, senza troppo indugiare sul registro spavaldo ed esibito di altri momenti. Una datazione verosimile dell'opera dovrebbe avvicinarsi a mio avviso al 1651 del "Riposo durante la fuga in Egitto" della chiesa di Sant'Imerio, dipinto in cui si avvertono diversi spunti paralleli, dal gusto rovinistico alla resa pittorica, dove i valori chiaroscurali risultano leggermente attenuati rispetto al neocaravaggismo ostentato in larga parte della sua produzione.
Marco Tanzi
![]() |
Crocifissione Artista napoletano Secolo XVII Olio su tela Cm 23x18 Inv. 825/1 Posizione: XII. Passettino dei Reliquiari |
![]() |
Trasfigurazione Artista napoletano Secolo XVII Olio su tela Cm 23x18 Inv. 825/2 Posizione: XII. Passettino dei Reliquiari |
![]() |
Coriolano incontra la madre, la moglie e i due figlioletti Giulio Carpioni (Venezia 1613-Vicenza 1679) Olio su tela Cm 64x90 Inv. 1187 Posizione: VII. Sala di Diana |
Gneo Marcio Coriolano era un patrizio romano. Dopo essere stato esiliato da Roma si era posto a capo dei Volsci per vendicarsi e conquistare l'Urbe, ma fu distolto dall'intento dai suoi famigliari. Nel dipinto la vecchia madre abbraccia Coriolano.
Franco Moro
![]() |
Ritratto di Ferdinando Carlo Gonzaga di Nevers Frans Geffels (Anversa 1625-Mantova 1694) attr. Olio su tela Cm 98x82 Inv. 1069 Posizione: X. Sala Themis o della Giustizia |
Il fiammingo Geffels, protagonista della cultura artistica mantovana della seconda metà del Seicento, giunse nella città padana poco prima del 1659 come è possibile ipotizzare dalle sue stesse parole scritte nel testamento del 26 gennaio 1689 dove l'artista ricordava di essere "da 30 e più anni in qua attual servitore di questa serenissima casa". Dopo quattro anni, alla morte del conterraneo Daniel vari den Dyck (1663), che molto probabilmente lo aveva introdotto alla corte dei Gonzaga, Geffels divenne pittore e architetto delle fabbriche di Carlo II, che proseguiva nella volontà di conferire il titolo di responsabile artistico di corte ad un pittore straniero novità assoluta per la corte mantovana inaugurata proprio con vari den Dyck -, incarico ufficiale la cui titolarità e importanza presso la corte non venne rinnovata a nessun altro artista, preferendo dopo Geffels dividere le specifiche competenze tra i maggiori specialisti delle rispettive discipline. L'attribuzione del ritratto a Geffels si deve a Pastore (1985) che oltre a considerazioni stilistiche riferisce l'opera al fiammingo in base all'incisione di Franck Johannes del 1671 che riproduce il ritratto dello stesso duca ponendo l'indicazione “Fr.co Geffels fecit” accanto alla data. Nell'incisione il ritratto ripropone l'immagine del duca a mezzobusto specularmente voltata rispetto al dipinto di Geffels ma del quale ripete identiche la positura, l'atteggiamento e gli abiti. Dalla data posta sull'incisione è possibile riferire con certezza l'opera di Geffels a prima del 1671.
Stefano Petrocchi
![]() |
Testa di vecchio barbuto Artista anonimo Secolo XVII Olio su tela Cm 35x28 Inv. 1067 Posizione: X. Sala Themis o della Giustizia |
Si tratta di un frammento di una composizione più ampia.
![]() |
Testa di vecchio barbuto Artista anonimo Secolo XVII Olio su tela Cm 27x35 Inv. 1059 Posizione: X. Sala Themis o della Giustizia |
Si tratta di un frammento di una composizione più ampia.
| Immagine non disponibile | Testa di vecchio con baffi Artista emiliano o romano Secolo XVII Olio su tela Cm 27x35 Inv. 1059 Posizione: X. Sala Themis o della Giustizia |
Si tratta di un frammento di una composizione più ampia.
![]() |
La visita del medico Scuola olandese Secolo XVII Olio su tavola Cm 32x26 Inv. 1071 Posizione: X. Sala Themis o della Giustizia |
Copia probabilmente antica da Caspar Netscher (1635-1684). L’originale, firmato e datato 1664 si trova nelle collezioni della Gemaldegalerie di Dresda.
A. Blankert (Olanda)
![]() |
Arrotino, con donna che culla un bimbo e con suonatore Matteo Ghidoni detto Matteo dei Pitocchi (? c. 1626-Padova 1689) Olio su tavola Cm 33x23 Inv. 1359 Posizione: IV. Sala delle Nature Morte |
Il dipinto, schizzato in maniera rapida, volutamente compendiaria, ma tale da individuarne il carattere grottesco, quasi alla Callot, ci dice come, superato il clima di polemica sociale, il pittore si rivolga alla vita del popolo per coglierne il lato pittoresco e accontentare il gusto di una committenza più scaltrita. Manca un qualsiasi legame plausibile tra i personaggi, una donna che allatta un bimbo, un arrotino e il suo cliente, un suonatore, un uomo semisdraiato a terra, forse ubriaco, vigilati da un albero dai rami scheletriti, sotto una luce terrea, che ne esalta l'irrazionale compresenza.
Maria Giustina Grassi
![]() |
Contadino e gentiluomo sulla riva del mare Matteo Ghidoni detto Matteo dei Pitocchi (? c. 1626-Padova 1689) Olio su tavola Cm 33x23 Inv. 1358 Posizione: IV. Sala delle Nature Morte |
Il dipinto, schizzato in maniera rapida, volutamente compendiaria, ma tale da individuarne il carattere grottesco, quasi alla Callot, ci dice come, superato il clima di polemica sociale, il pittore si rivolga alla vita del popolo per coglierne il lato pittoresco e accontentare il gusto di una committenza più scaltrita.
Maria Giustina Grassi
![]() |
Natura morta di fiori e frutta Margherita Caffi ? (Vicenza? c.1650-post 1700) Secolo XVII Olio su tela Cm 50x58 Inv. 1378 Posizione: IV. Sala delle Nature Morte |
![]() |
Vasi con fiori, frutta e verdura Artista romano vicino a Francesco Fieravino detto il Maltese (Malta?-documentato a Roma nella seconda metà del secolo XVII) Olio su tela Cm 61x120 Inv. 1381/1 Posizione: IV. Sala delle Nature Morte |
Dono del comm. Amos Morari alla marchesa.
Franco Moro
![]() |
Vasi con fiori, frutta e verdura Artista romano vicino a Francesco Fieravino detto il Maltese (Malta?-documentato a Roma nella seconda metà del secolo XVII) Olio su tela Cm 61x120 Inv. 1381/2 Posizione: IV. Sala delle Nature Morte |
Dono del comm. Amos Morari alla marchesa.
Franco Moro
![]() |
Ritratto di Alessandro Zoni Jacob Denys (Anversa 1644-1695?/1708?) Firmato Olio su tela Cm 83x70 Inv. 1098 Posizione: IX. Sala di Pallade |
L'artista è, in questo dipinto, fortemente influenzato da Vittore Ghislandi (S. Leonardo 1655-Venezia 1743).
![]() |
Ritratto del Conte Annibale I Chieppio? (?-1623) Pietro Paolo Rubens (Siegen 1577-Anversa 1640) (attribuito a) Secolo XVII Olio su tela Cm 65x53 Inv. 1103 Posizione: IX. Sala di Pallade |
Nel 1977 Donatella Mattioli, per la mostra "Rubens a Mantova" così descriveva il dipinto: "Il ritratto raffigura molto probabilmente Annibale Chieppio, segretario ducale di Vincenzo I Gonzaga, morto a Mantova nel 1623. In un inventario dei beni appartenutigli, compilato dopo la sua morte, figura infatti anche "un quadro con l'effige del Conte Annibale su tela", forse riconoscibile in questo dipinto. L'illustre personaggio, amico e confidente del Rubens, sembra quasi ostentare con un pizzico di spavalderia l'importante ruolo ricoperto a corte, in un'espressione tra l'arguto e il bonario, che precorre il gustoso “ritratto di Jan Brandt” della Alte Pinakothek di Monaco. La vivacità dell'esecuzione, il piglio sicuro e deciso della pennellata, fan tornare alla mente anche un'altra famosa opera rubensiana: l'"autoritratto in un gruppo di amici mantovani" eseguito dal pittore durante il suo soggiorno mantovano ed ora conservato al Museo di Colonia. Basterebbe l'impianto solenne e frontale della figura del Chieppio, che riempie e satura la tela, a ricondurci ad un grande nome, e non ci sembra pertanto avventato sostenere per il dipinto l'autografia del Rubens."
Anche Franco Moro concorda su questa importante attribuzione.
![]() |
Deposizione Seguace di Pietro Paolo Rubens (Siegen 1577-Anversa 1640) Secolo XVII Olio su tela Cm 220x138 Inv. 979 Posizione: XI. Sala delle Raffigurazioni Sacre |
Franco Moro
L'opera appartenne ai Chieppio, nel cui palazzo di città fu registrata nel 1684:
"Un quadro in tella grande [con] l'effigie di Nostro Signore deposto dala croce con la Beata Vergine, S. Giovanni e santa Maddalena, tutte figure in piedi con cornice piciola in pioppa bianca". (Rodolfo Signorini).
L'opera già assegnata in inventario alla scuola del Rubens viene così descritta da Maria Giustina Grassi (1980): "L'imponente figura del Cristo, plasticamente descritta dalla luce, si situa sulla diagonale del dipinto e si contrappone anche in chiave cromatica a quella di Giovanni, avvolto nell'ampio panneggio di chiara cifra fiamminga, così come estranea alla tipologia italiana è la caratterizzazione dei volti, affine a quella delle opere della prima maniera del maestro d'Anversa."
![]() |
La Carità Pasquale Ottino (Verona c. 1570-1630) Olio su tela Cm 109x78 Inv. 1096 Posizione: IX. Sala di Pallade |
Si tratta di una raffigurazione allegorica della “Carità” differente dall’iconografia usuale utilizzata dagli artisti almeno dal XV secolo, come una giovane donna, di solito vestita di rosso, ritratta insieme a diversi bambini, uno dei quali ella sta allattando. Il Cavalier Cesare Ripa Perugino (Perugia c. 1560-prima del 1625) così descrive la “Carità” in “Nova Iconologia”, prima edizione senza figure del 1593 e seconda illustrata del 1603: “Donna vestita di rosso, che in cima del capo habbia una fiamma di fuoco ardente, terrà nel bracco destro un fanciullo, al quale dia il latte, & due altri gli staranno scherzando à piedi, uno d'essi terrà alla detta figura abbracciata la sinistra mano. La fiamma di fuoco per la vivacità sua c'insegna, che la carità non mai rimane d'operare secondo il solito suo amando, ancora per la carità volle che s'interpretasse il fuoco Christo N.S. in quelle parole: Ignem veni mittere in terram, & quid volo, nisi ut ardeat? I tre fanciulli dimostrano, che se bene la carità è una sola virtù, ha nondimeno triplicata potenza, essendo senz'essa, & la fede, & la speranza di nissun momento.” (Gian Pietro Serra)
Franco Moro
![]() |
Ritratto di dama Domenico Robusti detto il Tintoretto (Venezia 1560-1635) Olio su tela Cm. 88x87 Inv. 1095 Posizione: IX. Sala di Pallade |
Franco Moro
![]() |
Ritratto di giovane Pietro Muttoni detto Pietro della Vecchia (Venezia 1603-1678) Olio su tavola Cm 40x28 Inv. 1343 Posizione: III. Sala dei Ritratti |
Franco Moro
![]() |
San Francesco in preghiera Pietro Muttoni detto Pietro della Vecchia (Venezia 1603-1678) (attribuito a) Olio su tela Cm 58x24 Inv. 817 Posizione: XI. Sala delle Raffigurazioni Sacre |
Franco Moro
![]() |
Natura morta con un uccello Artista emiliano? Secolo XVII Olio su tela Cm 16x32 Inv. 253 Posizione: Presidenza Fondazione d'Arco |
![]() |
Deposizione Alessandro Turchi detto l'Orbetto (Verona 1578 - Roma 1649) Olio su tela Cm 90x68 Inv. 1000 Posizione: XX. Sala dei Cesari |
Bozzetto della tela di Alessandro Turchi detto l'Orbetto collocata nel coro del Duomo di Mantova.
![]() |
Paesaggio pastorale Giovanni Francesco Castiglione? (Genova 1641-1710 Olio su tela Cm 78x112 Inv. 1200 Posizione: VII. Sala di Diana |
Già assegnato nell'Inventario del 1973 al pittore genovese Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto (1610 - 1664), ora attribuito da Franco Moro al figlio Giovanni Francesco Castiglione.























